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Il popolo leghista é razzista?
post pubblicato in diario, il 18 gennaio 2016
Dal dizionario Hoepli on line:
Dottrina che sostiene la superiorità di una razza sulle altre e che propugna la necessità di mantenerla pura, evitando perciò ogni contaminazione con altre razze, ritenute inferiori, mediante severe discriminazioni razziali e talvolta anche con la persecuzione.

Da Wikipedia:
Il termine razzismo, nella sua definizione più semplice, si riferisce ad un'idea, spesso preconcetta[1] e comunque scientificamente errata, come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici, che la specie umana (la cui variabilità fenotipica, l'insieme di tutte le caratteristiche osservabili di un vivente, è per lo più soggetta alla continuità di una variazione clinale) possa essere suddivisibile in razze biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, valoriali o morali, con la conseguente convinzione che sia possibile determinare una gerarchia secondo cui un particolare, ipotetico, raggruppamento razzialmente definito possa essere definito superiore o inferiore a un altro.

Dal dizionario Treccani on line:
Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la «purezza» e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore: il r. nazista, la dottrina e la prassi della superiorità razziale ariana e in partic. germanica, elaborata in funzione prevalentemente antisemita; il r. della Repubblica Sudafricana, basato sulla discriminazione razziale sancita a livello legislativo e istituzionale (v. apartheid); il r. statunitense, riguardo a gruppi etnici di colore, o anche a minoranze diverse dalla maggioranza egemone.

Prendendo come riferimento le definizioni riportate, si può affermare che i romani, 2000 anni fa, erano razzisti poiché praticavano lo schiavismo, considerando gli schiavi oggetti di nessun valore.
Gli americani all’epoca delle guerra di secessione, ed in parte quelli odierni degli stati del Sud, erano e sono razzisti poiché portavano avanti la pratica dello schiavismo a danno dei neri deportati dall’Africa.
Gli indiani dell’India, con la presenza delle caste, sono razzisti, in cui un individuo di una casta inferiore non può neanche guardare negli occhi un individuo di una casta superiore.
In Arabia Saudita, uno stato dittatoriale, sono razzisti, dove se non sei un saudita hai diritti inferiori.
In Sudafrica erano (e probabilmente lo sono ancora) razzisti con la discriminazione razziale sancita addirittura a livello istituzionale.

Elemento comune, nei casi sopra descritti, è il fatto che vi siano gruppi di uomini che considerano inferiore altri gruppi di uomini.

Il popolo leghista nella sua globalità, tranne magari casi isolati, seguendo le definizioni riportate, secondo me, non risulta essere razzista. Non penso che si ritenga superiore biologicamente od  intellettualmente ad altri popoli. Penso, invece, che segua l’istinto atavico della territorialità ovvero la difesa del territorio, che si è trovato ad occupare prima di altri, da chi arriva dopo, considerando diverso e pericoloso chi oltrepassa i confini.
Lo stesso meccanismo psicologico lo si aveva negli anni 1950/60 quando il popolo del Nord non voleva gli immigrati meridionali. In quel periodo, sovente si vedevano cartelli affissi fuori dalle porte con scritto: “Non si affitta ai terroni”.
Il popolo del Nord, a quel tempo, era razzista? Non credo, voleva solo difendere il proprio territorio dal “diverso”, da chi non era abituato a vedere e con il quale interagire.

Discorso diverso si deve fare per i dirigenti leghisti: questi sono tutto quello che il loro popolo vuole, quello che la sua pancia dice. Poiché il popolo leghista teme ed avversa lo “straniero”, ecco che i loro dirigenti seguono questa pulsione, la cavalcano e l’amplificano con il solo ed unico scopo di ottenere il consenso. Per cui, se ne guardano bene dal fare qualcosa di serio per risolvere il problema, anzi fanno di tutto per mantenere la brace del consenso sempre accesa, tenendo sempre ben viva questa paura fino ad adottare stupidi provvedimenti, come l’introduzione del reato d’immigrazione, solo per dimostrare che qualcosa stanno facendo.
Se i dirigenti leghisti avessero voluto gestire seriamente l’immigrazione clandestina incontrollata ne avrebbero avuto tutte le possibilità, essendo stati, per parecchi anni, in ruoli chiavi nei precedenti governi. Ma questo problema non va certo risolto, si corre il rischio di non essere più votati.

La Lega, in trent’anni di attività, viene ricordata soprattutto per due grandi cavalli di battaglia: “Roma ladrona” e “cacciamo i migranti”. Il primo slogan gli permise di farsi conoscere e raggiungere un certo grado di consenso; peccato che poi divenne essa stessa parte funzionale di “Roma ladrona” diventando una commensale d’eccellenza nel “magna magna” romano. Non potendo più sostenere la propria verginità nei confronti del potere corruttivo della politica, dovette cambiare il proprio motto di battaglia e rivolgerlo contro i migranti per mantenere il consenso elettorale.

I leghisti sono alla ricerca di una soluzione definitiva per risolvere il problema della migrazione oceanica dei popoli, senza rendersi conto che non esistono soluzioni facili e, probabilmente, non esistono neanche soluzioni.
La soluzione, che tanto piace al popolo leghista, di chiudere i confini e rispedire tutti i migranti clandestini (da non confondere con i profughi) a casa loro è molto facile da proporre ma “leggermente” difficile da attuare poiché stiamo parlando di grossi numeri, non di sporadici casi.
Non è possibile gestire efficacemente l’enorme flusso migratorio a livello comunale, regionale o statale, serve l’intervento coordinato e pensato di tutti gli stati confinanti nelle aree geografiche oggetto di queste migrazioni.

L’unica, vera, soluzione definitiva è quella di togliere il motivo alle gente di emigrare, facendola stare bene a casa propria, senza fabbricargli guerre in continuazione nei loro territori e senza sfruttarli. Ma questo vuol dire, per i popoli occidentali, sacrificare parte del proprio benessere e, quando vai chiedere questo ai cittadini, semplicemente non ti votano più.




permalink | inviato da vinica il 18/1/2016 alle 14:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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